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54° Biennale di Venezia                


Tre domande a Beppe Bonetti di Anna Maria Di Paolo

Domanda: Partecipare alla 54.a Biennale di Venezia che significato ha per te e in base al tema ILLUMInazioni come hai scelto le tue opere che sono sculture e non pittura?

Risposta: Continuo a non credere al TEMA generale che etichetta una Biennale, sono infatti convinto che qualsiasi aggettivo o sostantivo potrebbe giustificare ogni tipo di intervento. Con la partecipazione alla 54a Biennale Internazionale di Venezia ho toccato con mano quanto distacco ci sia tra l’essere nel mondo dell’arte per “vocazione” (brutto termine che però devo usare) ed essere nel cosiddetto mondo dell’arte perché il grande meccanismo internazionale deve comunque girare e consumare prodotti. Credo non sia mai stato tentato un inventario, in euro o in dollari che dia la dimensione globale dell’affare, solo alla Biennale Internazionale, che rappresenta una selezione di operatori, siamo centinaia e centinaia e dietro ad ognuno decine di altri comprimari.


sfera di beppe bonetti per la biennale


Domanda: Nella tua ricerca trentennale, quali artisti hai considerato tuoi maestri?
Risposta: Gli artisti che considero MAESTRI: Paul Klee il quale da solo ne vale venti. Non vorrei citarne altri, che pure hanno dato il loro contributo (penso a Bruno Munari) a quella che per tutti è la necessaria formazione; diciamo che ognuno ha messo il proprio piccolo tassello. Naturalmente in questo ipotetico elenco non rientrano le stars attuali, gli squartatori di animali, i facitori di pupazzi gonfiabili, così come tanta pittura degli anni 80 e 90. Ma è forse un limite mio.


sfera di beppe bonetti per la biennale


Domanda: So che non t’atteggi ad artista emozionale e che lavori alacremente sempre, come fanno tutti i veri artisti professionisti, ma mi piacerebbe conoscere qualche episodio significativo della tua vita artistica.
Risposta: L’episodio più significativo (anche se non è un episodio in senso stretto) è stato quello di rendermi conto, con il passare degli anni, che molti luoghi comuni legati alla professione di artista sono tappe reali, passaggi necessari, condizioni inevitabili perchè si realizzi quello che speravamo nella giovinezza; cioè trovare chi potesse capire, seguire e apprezzare la nostra ricerca. Molti di questi luoghi comuni prevedono un percorso fatto di moltissimo lavoro e spesso di delusioni. Ma anche di situazioni gratificanti.


sfera di beppe bonetti per la biennale

Anna Maria Di Paolo © RIPRODUZIONE RISERVATA




Venezia. La Biennale 2011
54esima Mostra Internazionale di Arte


Beppe Bonetti presente con Bernard Aubertin e, tra altri, con Renato Mambor nel Padiglione "Evoluzione"

Dopo ricerche pittoriche surreali prima e astratto concrete poi, negli anni Ottanta, Beppe Bonetti, classe 1951, ha iniziato ad indagare il rapporto tra ordine e disordine, razionalità e istintività pervenendo ad una sintesi efficace.
Il suo rigore raffinato è improntato ad una esecuzione sapiente che esprime però tutta la ribellione alla rigidezza geometrica e all’ordine, sincopato da segni e tratti colorati che, come schegge impazzite di un’esplosione seguono direzioni impreviste e talora si intersecano in ogni direzione scompaginando il vincolo tradizionale dell’immagine compatta e definita. Lo spazio dell’opera non è diviso semplicemente dall’interruzione del segno, ma è attraversato da segmenti colorati che costituiscono la struttura della rappresentazione della mente e della coscienza formando una metafora della percezione in cui anche il cromatismo diventa più libero.

Dallo studio delle teorie percettive e cinetiche, insomma, deriva il dinamismo delle sue immagini che confluiscono e ampliano la sua estetica, avviata già dalle opere: "Variazioni su un errore di Parmenide" e "Variazione sul numero 7" .

Beppe Bonetti, in definitiva, continuando a togliere invece che ad aggiungere è arrivato ad una essenzialità esemplificativa e compositiva in cui il significato gestaltico del colore amplifica l’ambiguità ancor più nelle tre recenti sculture sferiche in acciaio di grandi dimensioni insieme a tele del ciclo Variazioni su un errore di Parmenide, pitture e sculture realizzate appositamente per la 54 Biennale d’Arte Internazionale di Venezia.

Il trasferimento della ricerca dalle superfici del cerchio in pittura alla sfera in scultura è stato per Bonetti come un naturale "scivolamento" di piacere mentale. Il cerchio e la sfera, del resto, ritenute già da Aristotele come le figure geometriche più perfette e poste a fondamento della struttura del mondo, sono da sempre utilizzate in arte come emblema di compiutezza ed è così che anche Bonetti ha ripreso la sfera per farne il fulcro della percezione.

Ha infatti addensato colori brillanti attorno alla lucida superficie dell’ acciaio, materia fredda, producendo, per converso, un forte impatto cromatico e un suggestivo effetto metaforico congiunto alla natura stessa di questa completa figura geometrica che, nell’ equilibrio e nell’armonia d’insieme, rimanda a sollecitazioni energiche dell’osservatore.

Ampia è stata l’ attività espositiva di Beppe Bonetti in Europa – tra cui Parigi, Vienna, Basilea, Francoforte – negli U.S.A. – alla Columbia University – e in Giappone, ad Osaka, al Foritsu Modern Art Center. E’ coofondatore del L.I.G. , Last International Group, dal 2001 con Rudolph Rainer e Milan Zoricic.

Sue opere figurano in importanti collezioni pubbliche e Musei in Europa, U.S.A., Giappone e Corea.

Anna Maria Di Paolo © RIPRODUZIONE RISERVATA



La Biennale di Venezia

Commissario: Christian Maretti.
Curatori: Fabio Anselmi, Sandro Orlandi. Sede: Isola di San Servolo, Palazzo della Provincia Caserma Cornoldi.

Inaugurazione 1/3 Giugno 2011.

Apertura al pubblico dal 4 Giugno fino a Novembre.


















   














































   
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Last Modified: 09 October 2017 14:07:03